L’ Apicoltura della Marca Trevigiana e l’ APAT

Agli inizi del ‘900 l’Apicoltura era presente in tutte le ville venete e in molte famiglie di Agricoltori.Fino al 1926, anno della promulgazione della prima Legge sull’Apicoltura, gli sciami d’api erano posti in un semplice parallelepipedo; in autunno, alla fine delle fioriture, tutto il contenuto, api comprese, veniva pressato per ricavare il miele e la cera (e quindi distrutta l’intera famiglia e i favi). Dopo il 1926 iniziò lentamente un’Apicoltura un po’ più razionale....

....anche se fino agli anni ‘50 la maggior parte delle api veniva ancora allevata nei cosiddetti “bugni”, rustici ricoveri adattati ad arnia. Non esistevano Associazioni di Apicoltori: i riferimenti per chi voleva imparare a condurre le api erano alcuni Apicoltori locali che, per i tempi, potremmo definire semiprofessionisti. Per acquistare attrezzature del settore gli Apicoltori si recavano a Trento e a Milano (qui erano già attivi i Consorzi che svolgevano anche Corsi di Apicoltura). In quegli anni, dunque, il più importante ed autorevole riferimento nel trevigiano fu Giovanni Slongo, falegname e Apicoltore con un apiario nella zona Nord di Treviso. Ogni anno, in autunno o inverno, teneva a casa sua un Corso di Apicoltura e, in primavera, ai partecipanti regalava uno sciame. Dopo Slongo, morto intorno al 1955, ci furono altri Apicoltori che accoglievano sporadicamente i nuovi: fra questi Giovanni Dalle Zotte (Ciano del Montello), il maestro Nereo Marsi (Giavera), la famiglia Marini (Treviso), Guido Fregonese (Oderzo). Fino a quando, nel 1975, una ventina di Apicoltori si riunì presso l’Ispettorato Agrario di Treviso e fondò l’APAT, acronimo di “Associazione Provinciale Apicoltori Trevigiani”, ospitata come “Sezione Apicoltori” presso l’Associazione Provinciale Allevatori di Treviso. In quello stesso anno gli iscritti all’APAT furono 87; iniziarono i Corsi di Formazione e, piano piano, le prime Mostre di Apicoltura, i Convegni, i viaggi studio in altre Regioni d’Italia. Negli anni ’80 arrivarono anche i primi contributi della Provincia di Treviso e della Camera di Commercio per aiutare gli Apicoltori che intendevano dotarsi di piccoli laboratori per la lavorazione del miele e per aiutare l’Associazione nel gestire i Corsi di Formazione e i Convegni. Nel 1983 l’APAT trovò ospitalità presso l’Unione Provinciale Agricoltori e vi rimase fino al 1988; per qualche anno ebbe Sede presso il Consorzio Agrario. Nel 1994, grazie anche ad un contributo della Regione Veneto, l’APAT ristruttura un vecchio stabile di proprietà del “Consorzio per lo Sviluppo del Montello” a SS. Angeli – Nervesa (TV). Qui si realizza la nuova Sede dell’Associazione, con due spaziosi Uffici, un magazzino, una Sala Riunioni, un Laboratorio collettivo per la lavorazione dei prodotti dell’alveare.

Dal 1975 si sono succeduti diversi Presidenti: il cav. Antonio Chizzali (rieletto per due mandati), il maestro Nereo Marsi, il rag. Lino Zambon. Dal 1988 al ’93 (eletto per due mandati) Presidente è il dott. Antonio Pasqualetto cui và il merito di aver strasformato l’APAT in Associazione di Produttori ed aver quindi consentito agli Apicoltori l’accesso ad importanti contributi comunitari. Negli anni ‘80 arriva a Treviso anche la famosa “varroa”, acaro sconosciuto alle nostre api e agli Apicoltori, che non ci abbandonerà più e sarà la causa di disastrose perdite di alveari in tutti i Paesi Europei.

Torniamo alla nuova Sede di SS. Angeli: siamo nel ’94. In quell’anno il nuovo Presidente APAT (rieletto per 7 mandati e attualmente in carica) è Stefano Dal Colle, che si trova ad affrontare una spesa di 250 milioni di vecchie Lire e un contributo della Regione di 100 milioni: un debito, quindi, di 150 milioni; per l’Associazione (e il periodo) si tratta di una cifra notevole che impegnerà l’APAT per diversi anni prima di poter respirare e pensare ad altro che non fossero le scadenze con le varie Ditte costruttrici e fornitori. Nel 98 si arriva all’incorporazione per fusione all’APAT delle due Associazioni operanti nelle province di Belluno e Venezia. L’APAT diventa “Associazione degli Apicoltori di Belluno, Treviso e Venezia”. Qualche anno dopo Presidente e Consiglieri delle due Associazioni decidono di riprendere la loro autonomia: Apidolomiti (Belluno) e APAV (Venezia) escono ma gran parte dei loro associati è ancora oggi con l’APAT. Recentemente sono confluiti anche apicoltori delle province di Padova, Rovigo, Vicenza e, a dicembre 2010, l’Assemblea Straordinaria dei Soci ha deliberato la nuova denominazione “APAT Apicoltori in Veneto”. Attualmente (2019) gli apicoltori associati sono 1.051, con 23.400 alveari e una produzione stimata in 450 t di miele di acacia, castagno, millefiori, tiglio, medica, tarassaco, barena (solo per citare le principali tipologie).

L’APAT assicura l’assistenza tecnica, la formazione e l’aggiornamento degli operatori del settore, nonché attività di divulgazione del lavoro delle api e dell’apicoltore: ogni anno organizza, mediamente, 380 occasioni d’incontro a vari livelli. Con 5 sedi operative, 13 gruppi locali e 4 apiari scuola, c’è davvero una capillare presenza nel territorio. Con gli anni siamo riusciti ad organizzare anche Corsi specialistici ad alto livello: Corsi semiresidenziali sull’analisi sensoriale dei mieli, sul marketing delle produzioni, sull’allevamento e la selezione genetica delle regine, sulla comunicazione e le dinamiche di gruppo (quest’ultimo riservato ai Tecnici, Delegati, Responsabili dei Gruppi Locali, Consiglieri dell’Associazione). Riconosciuta fra le realtà nazionali più attive, presenti e organizzate nel territorio italiano, l’APAT ha accolto gruppi di Apicoltori di altre Regioni che hanno visitato la Provincia di Treviso e alcune tra le più significative realtà dell’Apicoltura trevigiana: 50 Apicoltori del Lazio; altrettanti della Valle d’Aosta; 2 pullman di Apicoltori di Bolzano, 1 pullman di Apicoltori di Piacenza, un Gruppo di Apicoltori dalla Finlandia. L’APAT ha un proprio Notiziario che, tramite l’organizzazione nazionale di riferimento – la FAI , Federazione Apicoltori Italiani - viene stampato in oltre un migliaio di copie con cadenza bimestrale ed è inviato ai soci, ad un centinaio di autorità ed Enti Locali, a scuole, Associazioni di categoria.

 

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